Saturday, September 10, 2011

Event Finance

In un articolo pubblicato nel 2009 sul Journal of Business Ethics, Jay J. Janney, Greg Dess, and Victor Forlani mostrano come un evento particolare nella vita di 175 multinazionali abbia ripercussioni sul prezzo di mercato delle rispettive azioni. L’evento in questione è entrare a far parte di una iniziativa delle Nazioni Unite, nota come Global Compact (UNGC). Sottoscrivere l’accordo significa manifestare un interesse verso una economia sostenibile attraverso l’applicazione, in azienda, di 10 principii tra i quali vi sono diritti dei lavoratori, diritti umani, ecologia e corruzione. Per mantenere la sottoscrizione attiva, la compagnia deve pubblicare un rapporto annuale nel quale indicare i passi fatti verso l’implementazione o il miglioramento dei 10 principii. Ora, lo studio in questione mostra come vi siano delle reazioni positive, rappresentate da un apprezzamento delle azioni, che fanno seguito alla comunicazione pubblica di sottoscrizione del UNGC da parte dell’azienda.

Non è la prima volta che mi capita di leggere di studi rivolti a cercare un collegamento tra particolari eventi con l'andamento dei prezzi di mercato. Si tratta di una pratica comune per chi studia gli andamenti di mercato e non semplice, posto che la variazione del prezzo ha, di norma, numerose componenti. Tuttavia, e nonostante l’esempio, la mia domanda è sulla seguente proporzione: così come il prezzo delle azioni può essere legato agli eventi dell’azienda che rappresenta, è possibile che l’andamento di un mercato (dell’indice di borsa) sia legato ad eventi particolari che riguardano lo Stato? La risposta sembra essere positiva e, in questo caso, forse più evidente. 

Non è mia intenzione quella di presentare dati e commentare il ruolo di certe scelte politiche. Ho solo la pretesa di indicare che i movimenti negativi del mercato sono una reazione alle misure del governo italiano di fronte alla crisi del paese. Gli operatori di mercato hanno comunicato ripetutamente non tanto quanto la manovra sia inadeguata, questo è evidente, piuttosto, a me pare che la comunicazione sia più del tipo “siete degli incompetenti!” E vorrei andare oltre. 

Mi sembra che questi ultimi eventi assumano una natura paradossale. I governi di Mr B hanno ridotto drasticamente gli investimenti (già piuttosto scarsi) in cultura, educazione, ricerca. Non solo, il governo e i suoi ministri si sono prodigati nel continuo tentativo di sminuire e ridicolizzare tutto ciò che fosse legato alla cultura e alla conoscenza, in generale (per esempio, ricorderete Mr Tremonti quando disse che "la gente non mangia di cultura" o qualcosa di simile). Ora, quale potrebbe essere una legge del contrappasso che “dia una lezione” ad un povero e inconsapevole folle che non attribuisce alcun peso alla conoscenza? Forse qualcosa che lo metta in condizione di rimpiangere di non avere proprio quella conoscenza che ha sempre disprezzato. E magari a fronte di un problema che deve essere risolto. Dunque eccoci alla “lezione” che i mercati nazionali e internazionali stanno dando a Mr B e i suoi sgherri. Non solo Mr B, ministri e sottosegretari non hanno idea di cosa fare ma non hanno nemmeno idea di chi si possa interpellare per una consulenza. Le università? Non direi. Mr Tremonti è un esempio lampante di quanto le università italiane sono in grado di produrre: idee vecchie e poche. Inoltre, i pochi luminari ancora presenti nelle università italiane non scenderebbero certo a compromessi con Mr B. L’analfabetismo del secolo scorso è stato debellato, quello di questo secolo è al governo!

Il problema? Che la “lezione” sarà inflitta non solo ai poveri inconsapevoli che governano il paese e a quelli che li hanno votati ma anche, ahimè, a quelli che di questo “circolo dell’ignoranza” non fanno parte. 

Sunday, September 4, 2011

Storie di libri

Venerdì mattina ho ritirato un libro dalla cassetta della posta all’università. Si tratta del libro A Perfect Mess. Uno dei due autori, Eric Abrahamson, è un collega della Columbia University che ha scritto alcuni articoli interessanti dei quali mi sto occupando. Questo libro è una sorta di elogio del disordine. Sì, proprio così. In sostanza, gli autori mostrano che ci sono dei costi (di tempo, mentali, effettivi) che si associano col tenere in ordine. Ho pensato che, in quanto affetto da disordine cronico e membro attivo dell’associazione “Esteti del disordine,” nella mia biblioteca non poteva mancare questo tomo.

Ma veniamo al reale proposito di questo post: Sapete quanto ho pagato per averlo? Attraverso amazon.co.uk, la mia spesa è stata di £0.01 + spese di spedizione. In totale, ho pagato un paio di sterline per un libro nuovo e di circa 300 pagine. Ironia della sorte, mentre mi veniva recapitato il libro venivo a conoscenza di una strana legge italiana sui libri che sarebbe entrata in vigore a partire dal primo Settembre. L’articolo Ultime ore di svendite su Amazon. Poi gli sconti sui libri bloccati per legge rende noto che non sarà più possibile praticare sconti superiori al 15%. Semplicemente folle. Le ragioni di una simile pensata? Proteggere i rivenditori locali (italiani) dall’avvento di amazon.it. E sapete cosa rende il tutto ancora più incredibile? Il fatto che vi siano alcuni del settore editoriale italiano che si sono espressi a favore della legge.

Partiamo dal presupposto. L’Italia è, tra tutti i paesi occidentali, quello che ha il minor numero di lettori. L’italiano/a medio/a---è risaputo---non legge i quotidiani, magazine, riviste, non naviga su Internet e non legge libri. La spesa in cultura della famiglia italiana è del 2.4% sul totale delle spese (media europea 4.5%; dati 1999; fonte Eurostat 2007, EU Cultural Statistics). So cosa state pensando e mi spiace di smentirvi immediatamente: i dati mostrano che nemmeno chi ha i soldi, in Italia, li spende in cultura. Più di un italiano su tre (36%) dichiara di non aver letto nemmeno un libro nell’ultimo anno (media EU27 è 28%), in Germania e nel Regno Unito lo stesso dato è risponde al 18% (Eurobarometer 67.1, 2007, Tavola QA4.10). 

Sebbene sarebbe interessante indagare sulle cause di questa vergognosa condizione (*) che molto dice sullo stato di economia, politica e società, in questo post non mi pongo il problema.

Vorrei invece porre alcune questioni per capire se la nuova legge---come la ho intesa, attraverso l'articolo sopra citato---aiuti l’italiano/a a leggere di più o se, invece, lo aiuti a rimanere nella sua proverbiale ignoranza (eh già, vista dall’estero è davvero “proverbiale”!!): 
  1. Quando un prodotto non vende, il prezzo dovrebbe calare, in modo da renderlo più appetibile e incrementarne le vendite. In questo modo, lo si rende accessibile, nel caso in cui il prezzo iniziale sia molto alto. Per esempio, un libraio dimezzerebbe il prezzo di un romanzo, le cui copie rimangano invendute sugli scaffali per 12 mesi. Qualora questo non avvenisse, si avrebbero almeno due risultati. Il primo è quello di scoraggiare l’acquisto; a volte si è disposti a spendere €5.00 ma non €10.00 per un romanzo che non sia un best-seller. Il secondo è quello di rendere più difficili le vendite per i librai; questo ovviamente ha ripercussioni sulla catena di fornitura e dunque sull’intero settore.
  2. Un prodotto indesiderato o del quale non si percepisce il bisogno, se offerto ad un prezzo stracciato, potrebbe venire comprato. Che cosa me ne faccio del libro Selected Writings di Joan Robinson? Non è il mio campo, non ho tempo di leggerlo e non immagino che mi possa servire in qualche modo. Ma ecco che sulla copertina leggo che il prezzo è $0.50. “Beh” mi dico “certo che prima o poi, magari, potrei anche leggerlo…” Ovviamente lo ho comprato e ho letto qualche pagina!
  3. Quanto ho scritto nel punto precedente mi è capitato (forse troppo) spesso. Alcuni libri acquistati a poco prezzo sono ancora lì che aspettano di esser letti. Ma questo è un’altro punto importante: il libro è un investimento! Non è necessario che l’acquisto venga letto immediatamente, il libro diventa parte delle potenzialità di lettura, del fatto di avere una scelta di lettura, consultazione, studio, ricerca, altro. Il prezzo di copertina e gli sconti (anche e soprattutto stracciati) consentono ad una persona di aumentare sensibilmente la propria dotazione che, in ultima istanza, è una dotazione di conoscenza.
  4. Uno degli effetti della legge potrebbe essere quello di una diminuzione generalizzata dei prezzi di copertina dei libri. Posto che i successivi sconti non potranno superare il 15%, un libro oggi venduto a €30.00 potrebbe essere prezzato a €20.00 e ridotto successivamente a €17.00. Immaginate però che il libro, in copertina rigida, sia “Il codice Da Vinci” di Dan Brown. Si tratta di uno di quei casi in cui è facile prevedere un blockbuster book in Italia, così come avvenuto nel resto del mondo. In questo caso, sarebbe sensato vendere il libro a €20.00? Pensate che la casa editrice rinuncerebbe a €10.00 per libro? E allora, una volta fissato il prezzo a €30.00, l’unica riduzione possibile sarebbe quella a €25.50. Wow! In questo caso, il sottoscritto non avrebbe mai comprato il libro. Quando lo comprai, infatti, lo pagai l’equivalente di €6.00. Non avrei speso un centesimo di più. Ma ciò che a me pare più rilevante è che ci sono “ondate” di acquisto che garantiscono profitti nel lungo periodo e per lo stesso volume per case editrici e librerie. Senza sconti significativi “di mercato” cade questa ulteriore fonte di profitti. Dunque, il risultato è duplice: meno lettori e meno profitti.
L’ignoranza di chi ha presentato, sostenuto e approvato la legge (in primis Riccardo Levi, PD) è forse frutto del fatto che si legga così poco in Italia. In tutto questo, è forse bene ricordare che l’Italia è stato a lungo un paese escluso da amazon.com. Forse a ragione.


(*) Ecco un elenco succinto di possibili concause: (1) inadeguato sostegno all’educazione, cultura, ricerca; (2) l’Italia è il più vecchio tra i paesi europei (il 24.4% della popolazione ha meno di 25 anni, contro la media europea di 28.6% e il 19.7% di anziani over 65, contro il 16.8% della media EU27); (3) l’italiano con una laurea è raro come il quadrifoglio (nella classe d’età 25-40, solo il 16% ha una laurea e nella classe over 40, il 10%; la media EU27 è rispettivamente di 27.5% e di 19.8%, con i seguenti picchi degli Stati “simili” per dimensione: DE, ca. 24%; FR, 36.7% e 18.5%; UK, 34.7% e 28.1%; ES, 37.2% e 21.5%). Fonte e altri dati disponibili: http://epp.eurostat.ec.europa.eu/cache/ITY_OFFPUB/KS-77-07-296/EN/KS-77-07-296-EN.PDF

Thursday, June 23, 2011

Teorema della sensatezza

Dopo qualche anno sono giunto ad elaborare un metodo che può essere di una qualche utilità per l'uomo/donna politico/a italiano/a. Mi pare ci sia un modo per sviluppare delle convinzioni, opinioni, idee che abbiano un senso politicamente. Il tutto a costo zero! Ecco di cosa si tratta.
Può darsi caso che ci si imbatta in discussioni o circostanze nelle quali non si abbia una opinione precisa da esprimere. La conseguenza è quella di esprimere opinioni che poi, sotto vaglio più attento, vadano riformulate, aggiustate, modificate, persino contraddette! Come fare? Onde evitare queste penose eventualità, esiste un metodo sperimentale. Purtroppo non si è avuto ancora modo di verificarne la tenuta nella pratica di un dibattito politico, ma autorevoli fonti e simulazioni matematiche portano a pensare che i risultati siano garantiti. Il metodo compare sotto la forma di un teorema, il "teorema della sensatezza". Come funziona? Semplice, basta legge l'enunciato:

Teorema. Una opinione politica ha senso nella misura in cui si colloca all'opposto di qualunque commento, opinione, idea, suggerimento o azione che provenga dalla classe dirigente del partito politico Lega Nord.

Seguono alcuni suggerimenti per l'uso. Prendete una posizione qualunque. Non è necessario che sia recente, potete pescare tra le strabilianti posizioni che la Lega aveva assunto negli anni '90 quando, per intenderci, se la prendevano con quelli che loro chiamano "terroni" o "meridionali". Ma non ci formalizziamo, qualunque opinione leghista va sempre bene. Dunque, si prenda una posizione della Lega a caso, per esempio "I professori meridionali tolgono lavoro a quelli del nord" (frase di Umberto Bossi, 2008, legata alla scuola pubblica; http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200807articoli/34957girata.asp). Ecco alcuni modi per collocarsi all'opposto, dal più semplice al più articolato (aggiunte in grassetto; tra parentesi il metodo di rovesciamento utilizzato):
  1. I professori meridionali non tolgono lavoro a quelli del Nord (rovesciamento per negazione)
  2. I professori meridionali lavorano insieme ad a quelli del Nord, in uno spirito di unità nazionale! (r. per cooperazione)
  3. Alcuni professori meridionali tolgono lavoro a quelli del Nord, che, a loro volta, dovrebbero andare al Sud... dovremmo interrogarci sul perché non lo fanno, invece... (r. per ritorsione)
  4. I professori "meridionali"... ma di cosa stiamo parlando?!? Dei meridionali di Lombardia che tolgono lavoro a quelli del nord Europa? (r. per estensione)
  5. I professori meridionali che tolgono lavoro a quelli del nord saranno evidentemente quelli più preparati e disposti positivamente al cambiamento: tanto di cappello! (r. per evidenza)
  6. La frase "i professori meridionali tolgono lavoro a quelli del nord" suggerisce che vi sia un diritto di sangue necessario per lavorare nel Nord Italia... Se non è razzismo questo, qualcuno spieghi cosa è, allora? (r. per implicazione)
  7. Se i professori meridionali tolgono lavoro a quelli del nord, qualcuno potrebbe spiegarmi il concetto di libero mercato, per favore? Penso di essermi perso qualcosa... (r. per incredulità)
  8. I professori meridionali tolgono lavoro a quelli del nord: assolutamente! Meglio fermare questo scempio, prima che i concorsi pubblici vengano estesi a e vinti da altri stranieri che hanno miglior merito e titoli! (r. per falso accordo)
  9. I professori meridionali tolgono lavoro a quelli del nord, quelli del Nord a quelli dell'Est, quelli dell'Est a quelli dell'Ovest; ma questo non è quanto accade negli Stati Uniti? Beh, un paese economicamente sottosviluppato, nevvero? (r. per comparazione)

Queste nove argomentazioni (altre se ne potrebbero aggiungere) fungono da "corollari applicativi" del teorema principale.

Ora cimentatevi nel tentativo di mostrare come si possa rovesciare l'argomento leghista creando qualcosa che abbia comunque un senso. Scrivete pure le vostre idee/applicazioni nei commenti a questo post. Aiutatemi a valutare il teorema della sensatezza.

Grazie. Alla prossima.

Monday, June 20, 2011

Scary Night

Una notte di Giugno. 2011. Io e Claudia siamo rientrati da una divertente serata con gli amici. È una di quelle domeniche "nordiche": si mangia polenta, si beve in compagnia, si balla il liscio (chi lo sa fare e pure chi non lo sa ballare), si ride. Molto. Si rientra a casa e si dorme della grossa. Infine ci si sveglia solo per scoprire di essere stati derubati.

Lombardia 2011. Giugno. Sono sveglio ma rimango a letto. Qualcosa mi sveglia definitivamente, la voce di Claudia. È agitata. "I ladri, sono entrati i ladri". Mi tiro su dal letto come una molla, prendo un paio di pantaloni e me li infilo in fretta. Guardo in giro ma non mi rendo conto di nulla. Appena fuori, sul prato nel retro ci sono delle carte per terra. Sembra quanto può ritrovarsi all'interno di un portafogli. Claudia mi allunga il mio portafogli. I soldi sono spariti. Le carte sono ancora lì. Controllo che la Green Card sia al suo posto. Non c'è. Quasi vado nel panico, la perdita significa l'impossibilità di rientrare negli States. Subito dopo appare sul prato, come in un flash. Sospiro di sollievo. Ma la carta non vale nulla senza il passaporto! Corro allora dentro casa a controllare che il passaporto sia nella tasca anteriore dello zaino. Lo zaino. È al suo posto. Il passaporto pure. A quel punto vengo quasi congelato da una idea rapida, istantanea, confusa ma viva nell'emozione. Il mio Mac! Mi muovo velocemente ma sconnessamente verso a cucina, un occhiata rapida sul tavolo. Nulla. Né computer, né cavo.

2011. Nord Italia, area "evoluta" e ricca del paese. Può accadere che qualcuno sia così disperato da scassinare la serratura della porta di casa, entrare mentre stai dormendo, allungare le mani sul portafogli (anche se si trova sulla sedia di fianco al letto), prendere un bauletto che assomiglia al portagioie (sempre in camera da letto), portarlo in cucina e lì trovare la manna, un MacBook Pro nuovo fiammante, costato €2,500. E se ci fossimo svegliati? Mi vengono i brividi al pensiero.

Che fare? Nulla. Siamo stati a presentare denuncia. "Quante ce ne arrivano, specialmente da quella zona" ci hanno detto alla centrale. E, a meno di reati più gravi o di prove, non ci sono le risorse per perseguire i criminali.

Nonostante quanto si possa pensare, non sono i poveri disgraziati (forse mentecatti) che ci hanno derubato che occupano i miei pensieri ma il fatto che sia difficile impedire che qualcuno ti entri in casa, almeno quando tu sei dentro. Inoltre, la pressoché totale mancanza di fiducia nella probabile cattura dei malviventi è frustrante, come minimo.

Una considerazione su tutte. La Lega governa il Nord Italia---specialmente la Lombardia e il Varesotto---da quasi 20 anni. La loro propaganda politica è da sempre orientata alla sicurezza. Hanno persino creato dei gruppi di picchiatori leghisti (le cosiddette ronde) per instillare nella gente un senso di "sicurezza" alla buona. Chiaramente non si può generalizzare sulla base di un caso tuttavia è possibile porsi qualche domanda. Cosa porta, se non la disperazione, qualche disgraziato a derubare una casa nonostante la presenza degli inquilini? Come si può essere disposti a rischiare così tanto?

Secondo la locale caserma dei carabinieri ormai sono poche le case della zona escluse da questa tipologia di furto. Non solo la politica della Lega Nord è farlocca ma probabilmente, posto che hanno governato l'intero paese per quasi 10 anni, ha contribuito significativamente a creare delle sacche di poveri disperati e disgraziati che rischiano tutto pur di sopravvivere.

Dovremmo forse iniziare a porci seriamente dei dubbi su quali siano i reali intenti della Lega. E questa è l'ennesima volta.

Wednesday, May 4, 2011

Politica estera "Made in Lega Nord"

Alcune dichiarazioni, purtroppo non spontanee, di un sindaco, Mr Tosi, esperto di politica estera della Lega Nord:
“[…] il problema è che era sbagliato bombardare la Libia perché c’è una guerra tra tribù, non era un leader… la Siria, la Siria c’è un governo che sta sparando sulla gente. Manifestano, gli spara, vanno ad un funerale, gli spara. Sulla Siria non interviene nessuno. Si sta discutendo che forse gli si fa le sanzioni… pian piano vedremo. Siccome—perché sulla Siria non c’è il problema del petrolio perché non ne ha neanche abbastanza per se stessa—siccome la Libia il petrolio ce l’ha e ci sono anche interessi economici importanti, e allora la Francia, forzando la mano nell’Unione Europea e poi in sede ONU—la Francia ha forzato la mano—ha bombardato. Noi siamo stati inerti e l’errore nostro è stare inerti su quello che era comunque una questione, sia da un punto di vista economico, sia da un punto di vista umanitario problematica per l’Italia. Perché comunque, da un punto di vista umanitario è chiaro che bombardando succede quello che sta succedendo.”
Una logica schiacciante, direi. Per qualche strana ragione, il conduttore non è soddisfatto della esposizione e incalza “…inerti come iniziativa politica?” Ed ecco l’esperto Mr Tosi che specifica:
“Inerti come iniziativa perché comunque la Francia non ha bombardato la Libia e Gheddafi per tutelare i civili, la Francia sta bombardando e ha cominciato a bombardare per prima perché voleva sostituirsi all’Italia negli interessi economici, perché lei non era il primo partner. Noi avremo un danno di miliardi per quanto riguarda le nostre aziende che lavoravano e non so se lavoreranno più in Libia perché adesso ci siamo fatti odiare da una parte della popolazione libica mentre invece la Francia, che non era influente, ha cercato di sostituirsi. La Francia in Africa, in particolare nel corno d’Africa e in altre zone, ha sempre fatto quel cavolo che voleva. La Costa d’Avorio ultimamente, ma è anni che lo fa, siccome aveva un interesse da tutelare, ha mandato i corpi speciali a fare quello che cavolo vogliono. Quindi… noi dovevamo difendere, sia da un punto di vista, ripeto, del problema umanitario e anche quindi dell’arrivo di clandestini o di profughi, perché adesso arrivano i profughi dalla guerra, sia da un punto di vista economico, perché abbiamo degli interessi nazionali importanti e abbiam lasciato che qualcun’altro ci sopravanzasse e facesse quello che voleva, cioè la Francia.”
A parte la trascrizione del parlato che è di per se problematica, Mr Tosi non facilita la comprensione attraverso l’uso di un linguaggio aulico e altamente sofisticato. Si tratta chiaramente del risultato di numerosi anni di studio presso una scuola di politica estera messa a punto dalla Lega Nord che non consente ai cittadini di comprendere a fondo la complessità e la profondità di espressioni quali “[l]a Francia […] ha sempre fatto quel cavolo che voleva.” E ancora, come a ribadire l’importanza dell’espressione, “la Francia […] ha mandato i corpi speciali a fare quello che cavolo vogliono.” Pare che la Francia, a detta dell’esperto Mr Tosi, abbia messo gli italiani nelle condizioni di dover “difendere […] degli interessi nazionali importanti.” Chiaro? Forse no. E allora, diamo all’esperto Mr Tosi occasione di specificare ulteriormente cosa intende:
“Allora, dobbiamo guardare da dove siam partiti [noi della Lega] e dove siamo arrivati. Siamo partiti da una situazione dove l’Italia si era fatta scavalcare dalla Francia, perché questo è oggettivo. […] La Francia, che ha il suo cortile che è il corno d’Africa e qualche altra realtà, è andata nel nostro cortile, che è la Libia. E l’errore di politica internazionale che abbiamo fatto noi è lasciare che qualcun altro venisse a razzolare nel nostro cortile.” 
Capito adesso? La scuola di formazione sui temi della politica estera della Lega sfodera una serie di termini brillanti e originali per descrivere le dinamiche internazionali. Avevate mai sospettato che la Libia fosse il vostro ‘cortile’? Ma che meraviglia, che sottigliezza, che ricchezza di termini e significati! La Francia ha invaso gli interessi dell’Italia andando a bombardare nel nostro cortile. Direi, di conseguenza, e cercando di interpretare la logica dell’esperto—so che non sono qualificato e mi scuso se mi permetto di andate avanti—, l’Italia dovrebbe (a) bombardare il cortile della Francia per via della famosa legge cardine della politica leghista, quella del taglione, oppure, con mossa spavalda e agendo di sorpresa, (b) bombare direttamente la Francia. Chissà che non imparino una volta per tutte con chi hanno a che fare! 
Ecco, invece la Lega Nord vota una mozione per cercare di impedire che l’Italia si unisca alla missione in Libia. E per quale ragione, penserete? A seguito della finissima analisi e accurata ricostruzione dei fatti da parte dell’esperto Mr Tosi, penso che l’unica occupazione della lega sia quella che loro chiamano “emergenza umanitaria”, vale a dire l’immigrazione.
Non penso ci sia bisogno di ulteriori commenti, a parte il fatto che il centro di formazione di politica estera della Lega—ammesso che esista—pare più squola che scuola.

Two Ideas for the Democratic Party

Riporto qua sotto un brevissimo commento che ho mandato al Democratic Party (United States), stimolato da una loro email. Ci si prepara alle presidenziali dell'anno prossimo e il partito chiede ai comitati di base e ai volontari di condividere le proprie idee/opinioni con i vertici.
Avendo partecipato alla campagna che ha portato alla elezione di Mr Obama, ricevo news e messaggi. Non so bene cosa faranno di quanto scrivo qua sotto ma spero possa essere uno spunto per il dibattito.

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There are too many ideas I would like to share. I do not want to waste your time and focus on just two. What follows is just a very short summary of my thoughts. Please contact me if you believe, as I do, these to be priorities.

1. It is time to resurrect the NAFTA. The agreement is not working. One of the things that we have learned from the economic crisis is that the U.S. cannot get out of it all by itself. One of the alternatives that are available today is that of obtaining control over international relations that affect economy, trade, and financial markets. Extensive freedom of movement for goods, services, people, and capitals with Canada and especially Mexico could help the economy find the increase in productivity and efficiency that is needed. This could not be done in one or two years. A detailed and well defined timeline is needed, to help partners (Mexico in particular) get ready for a greater and more powerful unified North American market. In doing so, a sort of "Marshall Plan" for Mexico (and for depressed areas in North America) is needed. An economically developed Mexico could help the U.S. in many ways. For example, it could (a) dramatically reduce immigration flows, (b) provide a safer and larger economic market for our companies, (c) help re-establish economic leadership, and (d) reduce illegal drugs trade from the South.  Maybe, it is also time to change the name NAFTA into something more appealing and appropriate to these new goals; what about the North American Union? The U.S. needs to think of its future role in the world and start building it while it still has some power and influence left.

2. Due to recent attacks to basic human rights from Republicans all over the country, I believe that a top priority for the Democratic Party is to push for more compelling legislation on unions. The U.S. should ratify international conventions on laborers' rights, including the one from the International Labor Office (ILO) that proclaims the four fundamental rights of workers. The U.S. signed the convention but never ratified it. This allowed State legislators to trash union rights, even in those states where progressive legislation has a very long and well-established tradition (e.g., Wisconsin). Ratification of international conventions make it impossible to Republican State governors to throw workers rights away. This has become a top priority because it is, at its very end, an attempt to create a newly poor and voiceless class, despite the growing power of corporations and their advocates. It is time to stop Republicans to increase the divide between the poors and riches in America. The first step is to restore basic and fundamental human rights.

Thank you for reading.

Wednesday, April 6, 2011

Una breve nota su Spinelli

Pochi, forse pochissimi italiani hanno sentito nominare Altiero Spinelli. Eppure, si tratta di uno dei politici più originali e influenti per quanto riguarda la battaglia per l’Europa unita. Sua l’idea, nel lontano 1941 insieme ad Ernesto Rossi, che una associazione di Stati—una federazione scriveva nel Manifesto scritto a Ventotene, dove scontava il confino per reati di opinione politica—avrebbe potuto porre fine alla guerra in Europa. Sua l’idea che la cessione di parte della sovranità degli Stati nazionali avrebbe portato alla creazione di una nuova statalità europea. E ancora, sua l’idea di avere un voto popolare per le elezioni del parlamento europeo, sua quella della moneta unica. Insomma, per chi non l’avesse mai sentito nominare, si tratta di uno degli attori fondamentali che hanno contribuito a creare il quadro di riferimento di ciò che l’Unione europea è al giorno d’oggi.
La bibliografia su Spinelli è piuttosto ampia. Essendo uno dei fondatori del Movimento Federalista Europeo (MFE), molti intellettuali e studiosi hanno dedicato numerosi lavori sul nostro. In particolare, esiste un libro pubblicato da Il Mulino, Altiero Spinelli. Machiavelli nel XX Secolo, edito da Piero Graglia, che raccoglie molti scritti di Spinelli sul federalismo europeo. La tesi che il libro sostiene, ampiamente condivisa da quelli che hanno conosciuto Spinelli e lavorato con lui all’obiettivo dell’unificazione europea, è che il nostro sia stato il migliore interprete moderno di Machiavelli. Ci sono due dimensioni in questo. La prima è quella, attuata innumerevoli volte dai militanti (che parola!) del movimento federalista, di essere “consigliere del principe”. Il ruolo che Spinelli vedeva per se e per la propria creatura organizzativa (il MFE), era quello di indicare la via ai governanti, di spiegare al potente di turno quali fossero i vantaggi della unificazione europea e quali i rischi di una mancata attuazione. Fin qua, il ruolo ritagliato dal nostro e dal movimento sembra piuttosto neutro. Infatti, potrebbe essere quello (e spesso lo è stato) di una guida intellettuale e critica, di una prospettiva originale e nuova sulla politica estera degli Stati nazionali.
La seconda dimensione è più problematica perché solleva delle questioni morali. Come è noto, il lavoro di Machiavelli non pone il problema morale al centro delle scelte. In estrema sintesi e correndo il rischio di banalizzare, una volta stabilito che l’obiettivo è auspicabile e degno, nonché vantaggioso, qualunque mezzo consenta di raggiungerlo diventa lecito. Questo il significato della celebre massima “il fine giustifica i mezzi”. In chiave spinelliana, le alleanze si portano avanti con tutti, a prescindere dalla loro estrazione, purché si condivida l’obiettivo della unificazione federale dell’Europa. E tuttavia, sotto il profilo morale, questo non sembra essere sostenibile. Per quale ragione? Facciamo un esempio.
L’assunto è che la federazione europea non si sia ancora realizzata. Immaginiamo che in uno dei principali paesi europei si sia insediato un governo di destra, le cui manovre politiche sono fatte a dispregio di istituzioni e democrazia. Immaginiamo inoltre che alcuni ministeri chiave di questo governo siano affidati ad esponenti di una destra razzista, xenofoba, separatista e belligerante, che molto ha in comune con le radici di quel fascismo che teneva Spinelli al confino. Ora, ammesso che questo signori abbiano intenzione di ascoltare e ammesso che non sia una perdita di tempo fare i consiglieri di questi “principi,” il problema è il seguente: è lecito avere a che fare con i razzisti? Detto altrimenti, è moralmente accettabile condonare o sopportare il razzismo se questo ci porta all’obiettivo finale? Si può scendere a patti con chi fa della discriminazione e dell’intolleranza la regola della propria esistenza politica?
A mio parere questo non è possibile o, se volete, non è accettabile in quanto snaturerebbe la decenza e la bontà dell’obiettivo finale, per quanto giusto. La tesi secondo cui vi sarebbe un “greater good” (un bene superiore) per il quale ogni sacrificio è valido, ha ancora da essere dimostrata. Soprattutto con riferimento alla unità europea.
In sintesi, accetto la prima dimensione del Spinelli Machiavelli ma rifiuto la seconda e mi chiedo e vi chiedo se non sia arrivato il momento per una seria autocritica del federalismo cosiddetto “militante.”