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Monday, October 3, 2011

Come liberarsi degli altri

L’altra sera ho visto il film del regista danese Anders Rønnow Klarlund, dal titolo Hvordan vi slipper af med de andre (trad. “come liberarsi degli altri”). Ambientato in una Danimarca contemporanea (o dell’imminente futuro), il film racconta la storia della soluzione adottata dal parlamento danese per fare fronte alla crisi del welfare state. Le statistiche nazionali mostrano che il 20% della popolazione usufruisce del 60% dei programmi di assistenza. In periodi di crisi economica, questo può rivelarsi un grave problema, come abbiamo tutti imparato a riconoscere. La soluzione? Creare dei campi di concentramento per eliminare tutti coloro i quali abbiano vissuto alle spalle della società (nel film si tratta di alcolisti, falliti, disabili, etc.).

C’è una strana sensazione di incredulità che prende durante la visione, nonostante il film sia girato con poche iperboli grottesche. Man mano che seguivo le vicende dei personaggi principali, nella mia mente si faceva sempre più chiara una analogia. Cosa sconvolge quando si pensa all’adozione di una “soluzione” così drammatica e drastica? Beh, si potrebbe dire, molte cose. In primo luogo, la mancanza assoluta di rispetto per la vita umana. In secondo luogo la sofferenza delle persone, la brutalità dei mezzi, lo stato di polizia, e altri simili aspetti fondamentali. Ma non è tutto qua. Questi, è vero, sono aspetti fondamentali ma probabilmente lontani dalla realtà per molti Stati occidentali. E, paradossalmente, il film presenta una idea che potrebbe praticamente essere adottata. Il paradosso consiste appunto nell’immaginare quali sarebbero le conseguenze, sul piano internazionale soprattutto, per uno stato europeo che introducesse campi di sterminio come parte della politica di “risanamento” dei conti pubblici. Uno dei punti di forza del film è appunto questa sottile oscillazione tra realismo e paradosso. Sebbene interessante, questa non è l’analogia di cui ho scritto sopra.

Ciò che mi ha colpito è invece il parallelo i partiti estremisti (e.g., Lega Nord). Se ci si pensa, la “soluzione” non è affatto tale. Al contrario, il problema delle risorse da distribuire in uno Stato costituisce uno dei problemi principali, soprattutto per garantire il futuro e l’agio delle generazioni future. La “soluzione” è un rifiuto di affrontare il problema e, come tale, non risolve nulla. Semplicemente aiuta ad evitare di pensarci. In parallelo, quale è la soluzione proposta da partiti europei come la Lega Nord di fronte alla distribuzione delle risorse in Italia? Secessione. Ecco l’analogia. Quando non si hanno idee o strumenti intellettuali di altro genere per affrontare i problemi, la “soluzione” è amputare, tagliare, condannare, dimenticare o, per usare le parole del film, liberarsi degli altri.

Ci sono mille ragioni per condannare le politiche leghiste ma a me pare che questa analogia aiuti a mettere in evidenza (a) la pochezza intellettuale dei promotori, (b) l’illusorietà di talune “soluzioni” e (c) la pericolosità di modi e mezzi.

Speriamo che la realtà italiana non superi il grottesco e il paradosso di questo film surreale.

Thursday, June 23, 2011

Teorema della sensatezza

Dopo qualche anno sono giunto ad elaborare un metodo che può essere di una qualche utilità per l'uomo/donna politico/a italiano/a. Mi pare ci sia un modo per sviluppare delle convinzioni, opinioni, idee che abbiano un senso politicamente. Il tutto a costo zero! Ecco di cosa si tratta.
Può darsi caso che ci si imbatta in discussioni o circostanze nelle quali non si abbia una opinione precisa da esprimere. La conseguenza è quella di esprimere opinioni che poi, sotto vaglio più attento, vadano riformulate, aggiustate, modificate, persino contraddette! Come fare? Onde evitare queste penose eventualità, esiste un metodo sperimentale. Purtroppo non si è avuto ancora modo di verificarne la tenuta nella pratica di un dibattito politico, ma autorevoli fonti e simulazioni matematiche portano a pensare che i risultati siano garantiti. Il metodo compare sotto la forma di un teorema, il "teorema della sensatezza". Come funziona? Semplice, basta legge l'enunciato:

Teorema. Una opinione politica ha senso nella misura in cui si colloca all'opposto di qualunque commento, opinione, idea, suggerimento o azione che provenga dalla classe dirigente del partito politico Lega Nord.

Seguono alcuni suggerimenti per l'uso. Prendete una posizione qualunque. Non è necessario che sia recente, potete pescare tra le strabilianti posizioni che la Lega aveva assunto negli anni '90 quando, per intenderci, se la prendevano con quelli che loro chiamano "terroni" o "meridionali". Ma non ci formalizziamo, qualunque opinione leghista va sempre bene. Dunque, si prenda una posizione della Lega a caso, per esempio "I professori meridionali tolgono lavoro a quelli del nord" (frase di Umberto Bossi, 2008, legata alla scuola pubblica; http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200807articoli/34957girata.asp). Ecco alcuni modi per collocarsi all'opposto, dal più semplice al più articolato (aggiunte in grassetto; tra parentesi il metodo di rovesciamento utilizzato):
  1. I professori meridionali non tolgono lavoro a quelli del Nord (rovesciamento per negazione)
  2. I professori meridionali lavorano insieme ad a quelli del Nord, in uno spirito di unità nazionale! (r. per cooperazione)
  3. Alcuni professori meridionali tolgono lavoro a quelli del Nord, che, a loro volta, dovrebbero andare al Sud... dovremmo interrogarci sul perché non lo fanno, invece... (r. per ritorsione)
  4. I professori "meridionali"... ma di cosa stiamo parlando?!? Dei meridionali di Lombardia che tolgono lavoro a quelli del nord Europa? (r. per estensione)
  5. I professori meridionali che tolgono lavoro a quelli del nord saranno evidentemente quelli più preparati e disposti positivamente al cambiamento: tanto di cappello! (r. per evidenza)
  6. La frase "i professori meridionali tolgono lavoro a quelli del nord" suggerisce che vi sia un diritto di sangue necessario per lavorare nel Nord Italia... Se non è razzismo questo, qualcuno spieghi cosa è, allora? (r. per implicazione)
  7. Se i professori meridionali tolgono lavoro a quelli del nord, qualcuno potrebbe spiegarmi il concetto di libero mercato, per favore? Penso di essermi perso qualcosa... (r. per incredulità)
  8. I professori meridionali tolgono lavoro a quelli del nord: assolutamente! Meglio fermare questo scempio, prima che i concorsi pubblici vengano estesi a e vinti da altri stranieri che hanno miglior merito e titoli! (r. per falso accordo)
  9. I professori meridionali tolgono lavoro a quelli del nord, quelli del Nord a quelli dell'Est, quelli dell'Est a quelli dell'Ovest; ma questo non è quanto accade negli Stati Uniti? Beh, un paese economicamente sottosviluppato, nevvero? (r. per comparazione)

Queste nove argomentazioni (altre se ne potrebbero aggiungere) fungono da "corollari applicativi" del teorema principale.

Ora cimentatevi nel tentativo di mostrare come si possa rovesciare l'argomento leghista creando qualcosa che abbia comunque un senso. Scrivete pure le vostre idee/applicazioni nei commenti a questo post. Aiutatemi a valutare il teorema della sensatezza.

Grazie. Alla prossima.

Wednesday, May 4, 2011

Politica estera "Made in Lega Nord"

Alcune dichiarazioni, purtroppo non spontanee, di un sindaco, Mr Tosi, esperto di politica estera della Lega Nord:
“[…] il problema è che era sbagliato bombardare la Libia perché c’è una guerra tra tribù, non era un leader… la Siria, la Siria c’è un governo che sta sparando sulla gente. Manifestano, gli spara, vanno ad un funerale, gli spara. Sulla Siria non interviene nessuno. Si sta discutendo che forse gli si fa le sanzioni… pian piano vedremo. Siccome—perché sulla Siria non c’è il problema del petrolio perché non ne ha neanche abbastanza per se stessa—siccome la Libia il petrolio ce l’ha e ci sono anche interessi economici importanti, e allora la Francia, forzando la mano nell’Unione Europea e poi in sede ONU—la Francia ha forzato la mano—ha bombardato. Noi siamo stati inerti e l’errore nostro è stare inerti su quello che era comunque una questione, sia da un punto di vista economico, sia da un punto di vista umanitario problematica per l’Italia. Perché comunque, da un punto di vista umanitario è chiaro che bombardando succede quello che sta succedendo.”
Una logica schiacciante, direi. Per qualche strana ragione, il conduttore non è soddisfatto della esposizione e incalza “…inerti come iniziativa politica?” Ed ecco l’esperto Mr Tosi che specifica:
“Inerti come iniziativa perché comunque la Francia non ha bombardato la Libia e Gheddafi per tutelare i civili, la Francia sta bombardando e ha cominciato a bombardare per prima perché voleva sostituirsi all’Italia negli interessi economici, perché lei non era il primo partner. Noi avremo un danno di miliardi per quanto riguarda le nostre aziende che lavoravano e non so se lavoreranno più in Libia perché adesso ci siamo fatti odiare da una parte della popolazione libica mentre invece la Francia, che non era influente, ha cercato di sostituirsi. La Francia in Africa, in particolare nel corno d’Africa e in altre zone, ha sempre fatto quel cavolo che voleva. La Costa d’Avorio ultimamente, ma è anni che lo fa, siccome aveva un interesse da tutelare, ha mandato i corpi speciali a fare quello che cavolo vogliono. Quindi… noi dovevamo difendere, sia da un punto di vista, ripeto, del problema umanitario e anche quindi dell’arrivo di clandestini o di profughi, perché adesso arrivano i profughi dalla guerra, sia da un punto di vista economico, perché abbiamo degli interessi nazionali importanti e abbiam lasciato che qualcun’altro ci sopravanzasse e facesse quello che voleva, cioè la Francia.”
A parte la trascrizione del parlato che è di per se problematica, Mr Tosi non facilita la comprensione attraverso l’uso di un linguaggio aulico e altamente sofisticato. Si tratta chiaramente del risultato di numerosi anni di studio presso una scuola di politica estera messa a punto dalla Lega Nord che non consente ai cittadini di comprendere a fondo la complessità e la profondità di espressioni quali “[l]a Francia […] ha sempre fatto quel cavolo che voleva.” E ancora, come a ribadire l’importanza dell’espressione, “la Francia […] ha mandato i corpi speciali a fare quello che cavolo vogliono.” Pare che la Francia, a detta dell’esperto Mr Tosi, abbia messo gli italiani nelle condizioni di dover “difendere […] degli interessi nazionali importanti.” Chiaro? Forse no. E allora, diamo all’esperto Mr Tosi occasione di specificare ulteriormente cosa intende:
“Allora, dobbiamo guardare da dove siam partiti [noi della Lega] e dove siamo arrivati. Siamo partiti da una situazione dove l’Italia si era fatta scavalcare dalla Francia, perché questo è oggettivo. […] La Francia, che ha il suo cortile che è il corno d’Africa e qualche altra realtà, è andata nel nostro cortile, che è la Libia. E l’errore di politica internazionale che abbiamo fatto noi è lasciare che qualcun altro venisse a razzolare nel nostro cortile.” 
Capito adesso? La scuola di formazione sui temi della politica estera della Lega sfodera una serie di termini brillanti e originali per descrivere le dinamiche internazionali. Avevate mai sospettato che la Libia fosse il vostro ‘cortile’? Ma che meraviglia, che sottigliezza, che ricchezza di termini e significati! La Francia ha invaso gli interessi dell’Italia andando a bombardare nel nostro cortile. Direi, di conseguenza, e cercando di interpretare la logica dell’esperto—so che non sono qualificato e mi scuso se mi permetto di andate avanti—, l’Italia dovrebbe (a) bombardare il cortile della Francia per via della famosa legge cardine della politica leghista, quella del taglione, oppure, con mossa spavalda e agendo di sorpresa, (b) bombare direttamente la Francia. Chissà che non imparino una volta per tutte con chi hanno a che fare! 
Ecco, invece la Lega Nord vota una mozione per cercare di impedire che l’Italia si unisca alla missione in Libia. E per quale ragione, penserete? A seguito della finissima analisi e accurata ricostruzione dei fatti da parte dell’esperto Mr Tosi, penso che l’unica occupazione della lega sia quella che loro chiamano “emergenza umanitaria”, vale a dire l’immigrazione.
Non penso ci sia bisogno di ulteriori commenti, a parte il fatto che il centro di formazione di politica estera della Lega—ammesso che esista—pare più squola che scuola.

Tuesday, March 15, 2011

Il giuramento

Oggi, martedì 15 marzo 2011, leggo sui giornali che alcuni esponenti della Lega Nord hanno abbandonato una funzione pubblica durante l’inno nazionale italiano. In quel caso si è trattato di consiglieri regionali della Lombardia ma i ministri della Lega non disdegnano di insultare il tricolore, la Repubblica e l’unità d’Italia.
Non mi pare il caso di ricordare i vari sproloqui—a partire da Mr Bossi per finire con Mr Calderoli, Mr Maroni, e molti altri. Mi permetto invece di citare questa frase, trovata nel sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri:
"Giuro di essere fedele alla Repubblica, di osservarne lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell'interesse esclusivo della nazione" (link)
Sono sicuro che sapete di che si tratta: è la formula rituale del giuramento cui tutti i ministri sottostanno. I ministri della repubblica giurano fedeltà alla Repubblica. Non si specifica quale ma pensate sia quella padana (che non esiste)? Ci si riferisce forse alla costituzione della repubblica del nord? E quale “nazione”? Rileggete bene il testo adesso. 
Tutti gli appartenenti al governo fanno un giuramento formale di fronte al Presidente della Repubblica, nel quale dichiarano di esercitare le proprie funzioni “nell’interesse esclusivo della nazione.” Questo non è un giuramento in deroga alla Costituzione ma ne implementa i principi. Pertanto (1) l’interesse non è da intendere assoluto ma nel rispetto delle diversità, delle autonomie regionali, e delle differenze che pure esistono e costituiscono la ricchezza del paese; (2) la nazione cui si fa riferimento è lo Stato, posto che facciamo parte di un cosiddetto Stato-nazione, nel quale sono riconosciute le differenze e il nazione non individua cosa divide i vari italiani ma sottolinea quanto questi abbiano in comune (cioè la nazione è qui lo Stato); (3) nonostante le differenze regionali e gli interessi che si possa avere distinti da quelli dello Stato, la scelta di far parte del governo implica che questi interessi siano messi da parte e che le funzioni siano esercitate nell’interesse esclusivo dello Stato. In sintesi, quest’ultimo principio significa che si riconosce un interesse preordinato agli altri: quello dello Stato.
Ora, lasciamo pure stare tutti i vari leghisti che operano localmente. Questi signori e signore, oltre ad ignorare elementari nozioni di storia, sociologia, cultura, etnografia, filosofia, politica ed economia, non hanno alcun vincolo. In sintesi, l’ignoranza può essere una colpa—e sicuramente lo è per tutti coloro i quali promuovono la discriminazione, l’odio raziale, la xenofobia—ma ciascuno è libero di esprimere la propria opinione. 
Quello che non dovrebbe essere permesso in uno Stato civile è di consentire che coloro i quali recitano il giuramento di cui sopra poi, di fatto, agiscano nell’interesse di pochi o di aree specifiche dello Stato, delegittimino l’esistenza della nazione (intesa come Stato) e non riconoscono affatto la superiorità degli interessi statali sopra ogni altro. Ma come è possibile che un Ministro della Repubblica (con la M maiuscola) non riconosce né legittima lo Stato che dovrebbe rappresentare?
A me pare che i nostri ministri della Lega Nord hanno un chiaro obiettivo: sfasciare lo Stato o quel che ne rimane. Qualora ci riuscissero, avrebbero facile accesso al discontento popolare e alla agognata secessione. Una nota su questo. Quale è uno dei capisaldi fondamentali di uno Stato autonomo? Non pensare troppo. Si tratta delle finanze, dell’autonomia tributaria. Da dove raccimolano le risorse i nostri leghisti? Forse dalle regioni, comuni e province che controllano? Probabilmente il disegno di “federalismo” (tra virgolette) fiscale assume una diversa luce se interpretato in questa chiave, nevvero? 
E allora, cosa stanno cercando di fare i leghisti? E quanto scrivo non è forse quello che hanno sempre detto che avrebbero fatto?
Una conclusione logica in due punti. Il primo è che il Presidente della Repubblica potrebbe ricordare, di tanto in tanto, che esiste un giuramento e richiamare i ministri che non sembrano operare in ottemperanza alla Costituzione. Il secondo è che i vostri leghisti dovrebbero spiegare come si fa a dichiarare di voler sfasciare lo Stato pur avendo giurato il contrario. Cattiva fede? Menzogne?